Xiu Xiu – Always

Grande ritorno per questo Marzo musicale dalle
mille sorprese, sua maestà Jamie Stewart è tornato sulle scene mondiali con la sua creatura sonora dai mille volti e dopo due anni da Dear God, I Hate Myself gli Xiu Xiu sembrano più in forma che mai. Il rischio più grande per una band come questa è quello di diventare noiosa e ripetitiva perchè ha fatto della improvvisazione e del free sound il suo cavallo di battaglia non riuscendo però mai a lasciare questa strada; così dopo sette album questo ottavo capitolo sembra aver trovato quello che tutti non avrebbero mai voluto sentire: la pace interiore. Sia chiaro che in questi 38 minuti di pace ce n’è assai poca, ma pervade il generale pensiero che con il ritorno del bassista Devin Hoff e un sostanziale calo di interesse per quella che era la band simbolo della nuova musica si sia fatto il più possibile per sviluppare nuove idee un po’ più accattivanti e meno selettive.

Ci sarebbero a questo punto tutti i presupposti per poter dire che anche loro, come molti altri, sono caduti sotto le grinfie commerciali di un etichetta pretenziosa dal punto di vista delle vendite e meno interessata alle novità ma commettereste un grave errore tirando queste conclusioni; dal punto di vista sonoro ciò che appare più lampante non è il cambiamento ma la grande capacità della band di riuscire ad adattare e convertire le violente sferzate rumoristiche rendendole più easy listenining, senza perdere lo stile che li ha sempre caratterizzati. Difficile quindi riconoscerli in un genere musicale anche perchè ogni traccia risuona diversa dalle altre, drum machine e suoni da videogame, shoegaze estremo accostato al synth-pop, campane e vetri sbatacchiati all’inverosimile fanno da cornice a lunghi assoli di chitarra che tutti i rumori fanno tranne che quelli delle corde; gli Xiu Xiu sono un performance continua che stanca non solo l’orecchio ma anche il fisico e nonostante questa finale maturazione riescono perfettamente a confonderti le idee.
Stewart riesce a rinchiudere le sue follie avant-guardistiche in testi sempre più taglienti e aritmici (scritti con Carla Bozulich) che sferzano il sottofondo sonoro quasi sfidandolo e interpretando ogni singola parola come a teatro, tutte le liriche contengono storie di vita vicine al cantante che gli permettono di affrontare gli argomenti più disparati con la solita strafottenza di chi vede nell’orrido il sapore della vita e nel marcio una certa forma di sublime. Chi sicuramente non farà i salti di gioia per questo sviluppo sono i vecchi fan legati alle performance hardcore e a quella completa riluttanza di Jamie per tutto ciò che è armonioso e conferisce tranquillità. Ma se da una parte c’è chi si lamenta, dall’altra qualcuno pensa che finalmente sia arrivato il momento di misurarsi con qualcosa di più impegnativo perchè le orgie sonore non
danno, purtroppo, onore a chi le conduce.
Un consiglio su tutti: andate ad un loro concerto
e capirete.
– w

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