Lars Von Trier – Melancholia ed il suono del nulla

Non saprei dire bene quante possibili interpretazioni e piani di lettura possano essere date a Melancholia, ultimo capolavoro di Lars Von Trier. Tante, forse troppe. Leggere le citazioni di De Chirico e Magritte nelle inquadrature, cogliendo la scritta “Velazquez” che campeggia dalla copertina di un libro con certa insistenza in una scena. Fare parallelismi con Kubrick e con il contemporaneo Terence Malick. Poi con la vita privata, la profonda depressione di Trier stesso, che egli ripercorre in una serie di simboli, identificando se stesso nelle due protagoniste, Claire e Justine. C’è da impazzire nel cercare di decifrare ogni singolo indizio ed ogni interpretazione, anche la più fantasiosa, sembra plausibile. Forse si dovrebbe conoscere l’intera opera di ogni singolo artista citato, ma per questo occorrebbe troppo tempo e non è il luogo adatto.
C’è però un elemento che possiamo considerare e che apre un immenso piano di lettura.
Lars Von Trier in Melancholia usa Wagner come Colonna Sonora. Con più precisione il Tristano e Isotta. Il preludio del primo atto dell’opera wagneriana suona durante tutto il preludio di Trier, gli otto minuti in cui il film viene mostrato all’ignaro spettatore, attraverso una serie di immagini oniriche e bellissime che riassumono l’intera opera. In slow motion, che è diventato ormai un suo tratto stilistico. Il dramma scelto da Lars per fare da sottofondo al suo racconto è un elemento molto significativo.
La tradizione vuole che nel Tristano Wagner abbia voluto mettere in scena la filosofia di Schopenhauer anche se vi sono degli elementi che mettono l’opera in contrapposizione. Se per il filosofo tedesco, riprendendo le discipline filosofiche orientali, per raggiungere la serenità occorre rassegnarsi all’impossibilità del desiderio, Tristano è letteralmente divorato da esso e non riuscirà a dominarlo.
Tematiche che si intrecciano agli eventi del film in una danza di morte, come quella di Melancholia intorno alla Terra.
Se si dovesse individuare una parola chiave per il film, questa sarebbe “nulla”. Il nichilismo che Trier imprime in ogni fotogramma.
Il nulla che torna nella filosofia di Schopenhauer. “Nulla” come lo slogan che Justine offre al suo datore di lavoro alla fine del matrimonio. Nel nulla finirà ogni personaggio della storia di Trier. Il nulla si porta via Tristano e Isotta.

Il nulla da cui sembra parlarci il regista danese. Perchè è già dai tempi di Antichrist che la malinconia continua a togliergli l’aria.

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Clint Eastwood ed il suono delle proprie immagini

J Edgar è un film di Clint Eastwood rilasciato nelle sale il 9 Novembre 2011. Di nuovo vediamo Clint stesso curare la colonna sonora come avviene da 12 anni a questa parte con il film del 2000 Space Cowboy. La colonna sonora di J Edgar non è entrata nella cinquina dell’Accademy Award (che abbiamo trattato nella scorsa edizione) ma Clint continua a stupire.

Clint Eastwood è attore, regista e compositore di molti dei suoi film

Eastwood, un regista geniale che ha intrapreso questo ruolo molto tardi nella sua carriera, aveva 41 anni quando ha girato il suo primo film da regista.
Il primo lavoro come compositore è precedente alla carriera da regista, lavorando per la colonna sonora di Dove osano le aquile in cui interpreta anche la parte del Tenente Morris Schaffer. Ci ha poi regalato con la stessa discrezione anche la chitarra di Million Dollar Baby, le melodie avvolgenti e cariche di tensione di Mystic River. Se per quanto riguarda la regia ci possono essere discussioni sugli alti e bassi del vecchio Clint, poche critiche si possono sollevare sulle colonne sonore che vi accompagna. J Edgar non smentisce. Minimale e incisivo. Usa piano e archi per questo film. Lo stile, la cadenza è quella di Eastwood che è riuscito a creare un marchio di fabbrica anche nella musica.

Se nei film in cui è stato attore ha potuto contare sulla colonna sonora di Ennio Morricone, a cui ha consegnato l’Oscar alla carriera in una emozionante premiazione del 2007, da regista ha saputo non deludere con colonne sonore che non saranno paragonabili a quelle di morricone nella bellezza ma sicuramente lo sono nell’originalità. Quella di scrivere le musiche dei propri film è una scelta importante. E’ una impresa in cui si sono cimentati con successo David Lynch e Charlie Chaplin in alcune occasioni.
Ma Eastwood lavora come compositore con una costanza che non ha precedenti nella storia del cinema. Con risultati importanti.

Clint ed il figlio Kyle, con cui collabora per le colonne sonore dei suoi film

Ad aiutarlo, da sempre e quasi mai accreditato c’è suo figlio, Kyle che ha intrapreso la carriera da musicista con il primo disco rilasciato nel 1998. Il giovane Eastwood ha lasciato la sua traccia su film del padre sparsi negli degli ultimi otto anni.
Purtroppo l’ultima volta ho dovuto dirgli di no e mi è dispiaciuto“, spiega in una intervista parlando di J Edgar.

Ma torneremo a lavorare insieme per il prossimo film, un remake di È nata una stella” ha continuato.
Ottima musica suona in casa Eastwood.